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Boschi freschi di latifoglie

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fogliafaggio128Nella valle del fosso del Caprile è presente una faggeta in ottimo stato di conservazione. Questo bosco, costituito da una specie tipica del piano montano, rappresenta sicuramente una delle emergenze naturalistiche dell'area protetta, poiché situata ad altitudini nettamente inferiori alla norma. Questo bosco, di valore anche paesaggistico, rappresenta probabilmente un esempio relitto di una vegetazione di climi più freddi, che difficilmente oggi potrebbe riformarsi nell'area.

Insieme al faggio sono presenti carpino bianco, pioppo tremolo, acero montano. Nelle faggete del Poggio Abetina sono stati inoltre rilevati esemplari di tiglio nostrale (Tilia platyphyllos), specie ormai rara nei nostri boschi e pertanto di notevole pregio naturalistico.

La vegetazione erbacea del sottobosco ospita specie che fioriscono presto (marzo-metà aprile), come epatica, scilla, primula, violetta, insieme a piante di maggior interesse, come bucaneve e dente di cane. Da non perdere, per la grazia e i colori dei fiori, anche le fioriture di ciclamino, anemone di bosco, croco.

Nell'alto corso del Fosso del Caprile e nel versante nord del Poggio Abetina, il carpino bianco forma boschi sia puri che misti con faggio, cerro e pioppo tremolo. Nel sottobosco sono presenti, tra le molte specie, berretta da prete, nocciolo e sigillo di Salomone e, localizzata in stazioni fresche la carice pelosa, poco comune in Toscana.

Negli impluvi piu freschi sui versanti meridionali, sono presenti formazioni forestali a dominanza di cerro, una quercia riconoscibile per le foglie dalle profonde lobature e per le cupole (i "cappucci") delle ghiande, coperte da lunghe squame. Tra le specie che lo accompagnano si ritrova acero campestre e carpino nero.

I boschi di cerro sono molto diffusi nelle colline circostanti l'abitato di Santa Brigida e costituiscono la vegetazione potenziale dell'area tra i 500 e i 750 m.; anche la locale toponomastica (Poggio Cerrone, Fosso Cerreta) richiama il nome italiano (e latino) di questa quercia, probabilmente più diffusa in passato.

I castagneti sono molto diffusi nell'area  protetta, sia in popolamenti puri che in associazione con cerro. L'utilizzo di questi boschi è per lo più a ceduo (vengono cioè periodicamente tagliati alla ceppaia, ogni 10-15 anni), mentre i castagneti da frutto, più pregiati naturalisticamente e assai diffusi in passato, sono ormai rari nella zona: notevoli esemplari di castagni da frutto sono presenti presso il campo sportivo di Santa Brigida. Questa specie arborea, spontanea in Italia solo sui terreni vulcanici del Monte Amiata, è stata diffusa dall'uomo per scopi alimentari ed economici, sostituendosi soprattutto ai querceti, che nella zona dell'ANPIL erano rappresentati soprattutto da cerrete. A testimonianza della correttezza di questa ricostruzione dell'evoluzione del paesaggio forestale, in estese zone alle pendici meridionali del Poggio Ripaghera i castagneti, ormai abbandonati da anni, stanno subendo la ricolonizzazione da parte di cerro e carpino nero, con un processo spontaneo di rinaturalizzazione verso le formazioni arboree originarie.

Non di rado si riscontra anche la presenza di esemplari di cerrosughera, risultato dell'incrocio tra cerro e sughera, specie rara nei nostri boschi; alcune piante sono di rilievo monumentale (loc. la Guardia).

Nell'alta valle del Fosso del Caprile e nella valle dell'Inferno sono localizzate formazioni arboree ad ontano nero, con sottobosco formato da specie erbacee di climi freschi e umidi, tra le quali a diffusa e facilmente riconoscibile la carice pendula.

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La faggeta nell'alta valle del Fosso del Caprile (in autunno).