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Gli antichi riti

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stendardo128Per secoli, dopo la miracolosa apparizione, il Sasso fu meta di pellegrinaggio per le popolazioni di tutta la vallata, e di riti assai particolari, alcuni con probabili ascendenze pre-cristiane.

I pellegrinaggi al Sasso furono meta di folle composte da centinaia, se non migliaia, di fedeli, almeno fino alla Seconda Guerra Mondiale. Fu proprio nella festa del 15 maggio 1945, appena concluso il conflitto, che un gruppo di giovani partigiani, dopo un diverbio, uccise un maresciallo dei carabinieri e il giovane figlio.

proce500La processione di maggio
Fra le celebrazioni religiose legate al Santuario, merita un cenno particolare la festa, di remota origine, della seconda domenica di maggio, tuttora in vigore anche se in forme meno articolate rispetto a quelle tradizionali perdurate fino agli anni Quaranta; all'evento partecipavano non solo gli abitanti della valle, ma anche quelli di altri territori.

Partendo dalle Lucole, presso S. Brigida, i fedeli percorrevano in processione l'antica strada che dopo la località Linari sale al Sasso; durante il tragitto venivano portati gli emblemi delle Compagnie religiose (addobbati con spighe di grano e fiori) in rappresentanza delle diverse parrocchie.

Arrivati al Santuario, i pellegrini assistevano alla funzione religiosa e offrivano doni alla Madonna: dopo la benedizione della campagna (mantenuta anche attualmente) ed il pranzo, nel pomeriggio seguivano canti e danze.

La bifolcata
Fino ai primi anni del Novecento, nell'ultima domenica di agosto si svolgeva un'altra festa, la cosiddetta "bifolcata", nel corso della quale veniva macellato un manzo nel mattatoio del Santuario e si celebravano i ringraziamenti a conclusione dei lavori nei campi.
Diversi elementi di queste cerimonie si possono considerare come elaborazioni successive di rituali agresti arcaici, precedenti alla diffusione del cristianesimo e legati alla propiziazione della fertilità della terra.
Il sacrificio di un bue, le cui carni cotte venivano distribuite e mangiate sul posto, richiamano alla mente un rito totemico oppure i rituali mitraici, diffusi nel territorio della Roma imperiale, soprtatutto ad opera dei soldati di origine orientale.

Don José A. M. papi, rettore del Santuario del Sasso per quasi mezzo secolo, nelle sue interessanti ricerche, ha ipotizzato che l'area del Sasso fosse frequentata già in epoca romano repubblicana dai sacerdoti e fedeli dei Frates Arvales, culti rivolti alle divinità della terra, alle quali si chiedevano buoni raccolti.