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La Pieve di Lubaco

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lubaco128 L’attuale pieve di S. Martino a Lubaco è un notevole edificio romanico che ingloba le fondamenta di una chiesa minore, naturalmente più antica. Si trova a 340 m di altitudine, nel punto dove l’antica strada che risaliva la valle incrociava il percorso che, mantenendosi a mezza costa, collegava gli insediamenti di media collina: Monteloro, Pagnolle, S. Brigida, Fornello, Doccia, Montefiesole, seguendo forse il tracciato ereditato dalla strada etrusca che da Fiesole portava ad Arezzo.

Il luogo è ameno, un piacevole terrazzo rivolto al sole che degrada verso il fondo valle del Sieci.
Lubaco, assieme a S. Brigida, Pagnolle, Monteloro e Valle, è una delle parrocchie del Comune di Pontassieve che ricadono nell’insula fiesolana, cioè quella parte del territorio diocesano che, in seguito all’espansione della Diocesi di Firenze, è rimasta isolata intorno all’antica città etrusco-romana (la Diocesi di Fiesole si estende dalla Val di Sieve fino al Chianti e al Valdarno Superiore fiorentino).
Le fonti storiche citano, a partire dall’XI secolo, la pieve di S. Gervasio in Alpiniano o S. Gervasio a S. Martino Lobacho e la parrocchiale di S. Martino a Castel Lubaco. Il toponimo Lubaco avrebbe quindi dato il nome a due chiese distinte, anzi a tre, se consideriamo anche S. Brigida a Lubaco, localizzata qualche chilometro più a Est, ed altrettanti erano i popoli che vi facevano capo, sia come circoscrizione religiosa che civile.

Una fonte assai tarda (1774) permette di ricostruire i confini tra i due popoli di S. Martino e S. Gervasio, evidenziando come l’attuale pieve di S. Martino si situi a cavallo tra i due popoli, quello di S. Martino a Castel Lubaco a Sud-Ovest e quello di S. Gervasio a Lubaco a Nord-Est.
Il Popolo di S. Martino a Castel Lubaco occupava un’area a mezza costa della collina che, degradando dal pianoro di Pagnolle e Monteloro, viene tagliata da alcuni ruscelli che scendono ad alimentare il torrente Sieci (qui chiamato Fosso di Montetrini). Il millenario lavorìo delle acque ha isolato alcuni sproni nelle rocce arenacee e calcaree che si alternano in quest’area, ed è proprio su uno sprone calcareo che abbiamo localizzato il Castello di Lubaco e, forse, anche i resti della vecchia chiesa di S. Martino. Se così fosse, la pieve attuale sarebbe l’antica S. Gervasio che avrebbe ereditato la dedicazione a S. Martino solo nel 1526, quando la chiesetta di S. Martino a Castellubaco era ormai in rovina.

lubaco500front La facciata della chiesa, rivolta a occidente. I templi romanici sono generalmente orientati sull'asse est-ovest per motivi cultuali: il sole nascente illuminava con i suoi raggi il celebrante, rivolto verso la finestra absidale, cioè a Oriente.

L'interno della pieve, oggi ad aula unica, presentava originariamente tre navate scandite da pilastri (tolti nel Settecento) che dovevano sostenere direttamente il tetto, secondo un sistema analogo a quello che stato conservato nelle pievi di S. Agata e di Cornacchiaia nel Mugello.

Pregevole il contrasto cromatico fra le pietre di arenaria (scure) e quelle di alberese (chiare) impiegate in parti diverse della costruzione.
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La parte absidale della Pieve di Lubaco, con la canonica sulla sinistra.