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Monterotondo

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rotondo128Monterotondo e il suo distretto compare nei diplomi imperiali del 1164, 1191 e 1220 fra i feudi dei conti Guidi, dai quali passò nel 1227 al vescovo di Firenze assieme al castello di Monte di Croce.

La costruzione del fortilizio era in corso nel XII secolo, come riferiscono diversi testimoni al processo tenutosi nei primissimi anni del Duecento per il patronato del monastero di Rosano; il monastero stesso aveva concorso in vario modo all'edificazione del castello dei Guidi mediante contributi in denaro e in natura (il monastero fu, di fatto, sotto la tutela e il controllo della famiglia comitale).
Per la natura impervia della zona appare poco probabile che Monterotondo diventasse mai un villaggio fortificato – non vi sono accenni ad un popolo o parrocchia – ma rimanesse uno dei frequenti esempi di castello privato o roccaforte signorile, posto a presidio del crinale che qui separa il Valdarno dal Mugello.
La posizione strategica significa un panorama notevole, oggi in parte impedito dalla vegetazione.

Il mulino a vento
Alla fine dell'Ottocento, i ruderi della torre dell'antico castello vennero riutilizzati come mulino a vento. D'altra parte era assai utile poter macinare qui le granaglie, per l'alimentazione degli uomini e del bestiame, senza dover scendere fino a S. Brigida per la Valle dell'Inferno (e poi tornare su!).
Secondo una testimonianza orale, le pale in legno del vecchio mulino erano ancora visibili  fino agli anni '60, nelle cantine della Villa-fattoria Guadagni di Masseto. Ancora oggi il pendio intorno alla torre è disseminato di frammenti di laterizi, che provengono probabilmente dal riadattamento a mulino.
Un'altra testimonianza orale, raccolta a S. Brigida, racconta della distruzione del mulino, con le macine fatte ruzzolare per il ripido pendio settentrionale della collina di Monterotondo. Se la testimonianza è attendibile, le macine sono ancora là sotto.

I documenti
1227    E' ceduto dai conti Guidi al vescovo fiorentino insieme ai castelli di Galiga e di Monte di Croce (R. Davidsohn, II, p. 139).
1293,    novembre - Il vescovo fiesolano Andrea dei Mozzi minaccia un diacono di incarcerazione nel castello di Monterotondo (R. Davidsohn, III, p. 604 e VII, p. 91). Non doveva proprio essere un luogo di villeggiatura, specialmente in inverno!
Negli elenchi delle proprietà del vescovado fiorentino è citato come castrum (Bullettone, p. 388).
1343, febbraio 23 - Uno dei boschi appartenenti alla comunità di Santa Brigida è designato come illud quod est in pendicibus dicte silve versus castrum Montis Retundi et ex opposito dicti castri et montis (Not. Antec. B. 1523, c. 155v.). Quindi il bosco alle pendici della Selva, di fronte a Monterotondo, era in proprietà indivisa tra le famiglie di S. Brigida.
1377,    maggio 3  - Contratto di donazione redatto a Monteritondo mediante il quale domina Francischa filia olim Matucii et uxor Iohannini Bertini ... que hodie moratur a Monte Ritondo dona alcuni pezzi di terra e case alla figlia (Not. Antec. D. 78, c. 245 v.).

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La Torre del Castello di Monterotondo: quello che resta oggi è ben poco, ed ogni anno qualche pietra se ne va. Venti anni fa erano ancora in piedi molte pietre del rivestimento, e si poteva apprezzare anche una finestrella angolare posta in alto. Parte delle pietre della costruzione originale forse sono state riutilizzate nella costruzione di casa Tagliaferro, che si trova poco più in basso. Fondata direttamente sulla roccia, la rocca non doveva essere molto grande, poco più di una postazione di avvistamento e segnalazione, con una piccola guarnigione stanziale.