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Cistus Laurifolius

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cisto128Nelle ampie radure interne ai castagneti, su suoli silicei con roccia affiorante, sono presenti vasti arbusteti, con calluna o brugo, eriche e ginestra dei carbonai. Al loro interno è presente un arbusteto di particolare interesse naturalistico, con cisto laurino o cisto della Madonna, che caratterizza gran parte delle pendici meridionali del Poggio Abetina e del Giogo, da 440 m fino ad una quota massima di 725 m. Questi arbusteti, interamente compresi nell'ANPIL, sono l'unica "stazione" (area di ridotte dimensioni) in Italia del Cistus laurifolius, un arbusto perenne con distribuzione molto discontinua in alcuni Paesi del Mediterraneo e dell'Asia minore.

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Il biotopo di Santa Brigida fu scoperto dal botanico Sommier nel 1899; alcuni esemplari, introdotti artificialmente, furono ritrovati anche nel parco del Castello di Sammezzano (Reggello). Attualmente le altre stazioni italiane presenti in Piemonte, in Veneto e in Sicilia non sono state più confermate, per probabile estinzione, o sono state distrutte agli inizi del secolo scorso in seguito ad erborizzazioni. La stazione di cisto laurino costituisce pertanto una presenza di grande interesse scientifico, tanto da indurre la Regione Toscana a proporre in quest'area la costituzione di un Sito di Importanza Comunitaria.
Questo biotopo è segnalato anche tra le "emergenze botaniche" (EB4) dal Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Firenze; il cisto laurino e stato infine inserito nelle Liste Rosse regionali delle piante d'Italia come specie "gravemente minacciata".

II nome locale di "Fiore della Madonna" o "Rosa di Maria" deriva inoltre dal suo utilizzo per la festa del Santuario della Madonna del Sasso che si tiene nel mese di maggio.

Il nome del genere, Cistus, deriva dal greco “cistê”, ossia ”capsula”, per via del frutto, mentre il nome specifico, Laurifolius, è dovuto alla somiglianza delle sue foglie con quelle del lauro (o alloro), più allungate rispetto ad altre varietà di Cisto. Le foglie del Cisto Laurino, oltre ad essere piuttosto appuntite, sono lisce e di un bel colore verde nella parte superiore, mentre in quella inferiore sono biancastre; i fiori, che si possono ammirare nella seconda metà di maggio, durano soltanto un paio di giorni, sono bianchi e ricordano le rose selvatiche.

Il Cisto Laurino è una pianta eliofila, che cresce cioè in luoghi esposti al sole, su terreni acidi e sassosi, ad un'altitudine, nella zona di S. Brigida, fra i 450 e i 750 metri; il Cisto Laurino teme comunque la siccità estiva e gli inverni troppo rigidi e può essere danneggiato da nevicate abbondanti, che possono stroncarne il fusto.

Negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva rarefazione degli esemplari, su cui sono in corso studi per capirne le cause e prendere provvedimenti efficaci per tenere sotto controllo il fenomeno.

Il Cisto Laurino è una pianta protetta (legge Regione Toscana 56/2000 - allegato C), è severamente vietato raccoglierla o comunque danneggiarla, per cui si raccomanda agli escursionisti ed ai visitatori di prestare la massima attenzione a non calpestare le piantine giovani e a non danneggiare i rami di quelle adulte.