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Poderi e Cascine

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finestra128Il contratto di mezzadria, che regolava i rapporti tra proprietari e contadini, suddividendo il raccolto tra i due, fu anche adattato per i poderi di montagna dove si conducevano attività più orientate all’allevamento per la produzione di latticini e carni.

Con l’abolizione delle consuetudini comunitarie e degli altri vincoli che gravano sui terreni e pascoli di montagna, a partire dal 1776 iniziarono alcune trasformazioni importanti, che dettero i loro frutti nel corso dell’Ottocento:
- i terreni di montagna e alta collina furono privatizzati a favore di nuovi proprietari, più legati al commercio con i mercati cittadini;
- la privatizzazione dei terreni da pascolo portò quasi al totale abbandono dell’allevamento transumante (lo spostamento stagionale del bestiame verso le zone più basse, specialmente della Maremma);
- la richiesta di carni, formaggi e burro portò all’incremento delle aree destinate al foraggio a discapito del frumento;
- con un maggior numero di capi allevati, molte imprese si orientarono verso i prodotti di origine animale, strutturandosi nell’organizzazione tipica della cascina.

rinalda500 I ruderi della casa di Fonterinalda, invasi dalla vegetazione. 

Le cascine erano quasi tutte dipendenti dalle fattorie situate più in basso (Masseto, Le Fonti, La Rocchetta, Villa Leonardi, Roncolino, ...). Il rapporto di lavoro era ancora fondato sulla mezzadria; i terreni erano costituiti in prevalenza dai pascoli in alto, dai prati curati e concimati per la produzione del fieno, necessario a passare l’inverno, e dai boschi. Nei poderi di cascina i campi destinati alle coltivazioni occupavano una superficie ridotta, destinata al grano, avena, granturco e patate.

Le aree boschive, nelle quali predominava il castagneto, venivano anch’esse sfruttate per il pascolo del bestiame ovino e caprino (e di qualche maiale).
Nelle cascine l’attività dominante era rappresentata dall’allevamento bovino, in particolare di vacche da latte (da 7 a 15 per ogni azienda), che era destinato quasi esclusivamente alla produzione del burro; il pascolo durava da maggio ad ottobre. L’allevamento degli ovini, sempre presente, mirava alla produzione di carni.

Architettonicamente le cascine erano composte da una costruzione principale che comprendeva le stanze per la famiglia colonica, la stalla per i bovini e, sopra a questa, il fienile. In qualche caso l’abitazione era separata dalle stalle. Una struttura minore ospitava i locali di ricovero per gli ovini e i suini.
L’ambiente dove si effettuava la preparazione del burro non era all’interno di questi fabbricati, ma consisteva in una piccola struttura a sé stante, chiamata appunto burraia, che si trovava nelle vicinanze di essi, presso una sorgente.

La produzione media annuale, riferita agli anni ’30 del Novecento, era di circa 240 kg di burro e 50 kg di formaggio di pecora (gran parte del latte di pecora veniva usato per il nutrimento degli agnelli da carne).

I prodotti erano venduti nei mercati che si tenevano periodicamente nei centri maggiori del circondario, in particolar modo a Borgo S. Lorenzo, Vicchio e Pontassieve. La scarsità di vie di collegamento adeguate con i fondovalle rendeva assai problematico e lento il trasporto della merce, che avveniva soprattutto a dorso di mulo o con la treggia, una rudimentale slitta.

massoalpiano770

Masso al Piano, è probabilmente l'esempio di un podere strappato al bosco alla fine del Settecento. La famiglia contadina doveva coltivare piccoli campicelli a cereali, allevare pecore, capre e porci e gestire i castagneti alle spalle della casa.
Oggi è una residenza che domina un panorama vastissimo, pur da un'altitudine di soli 727 m.
Sullo sfondo, da sinistra: il Monte Secchieta e Vallombrosa, il Valdarno superiore, i  monti del Chianti.

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