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Le Antiche Strade

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righe128Camminando nell’ANPIL vi capiterà, se presterete attenzione, di scoprire tracce di selciato, magari confuse, anche nel bel mezzo di un bosco. Si tratta dei resti di qualche mulattiera, oppure di un percorso più importante, che gli scalpellini hanno realizzato su incarico della Comunità del Pontassieve, dell’Opera della Madonna del Sasso o di qualche ricco proprietario (massimi indiziati: i marchesi Guadagni).

Sebbene la tecnica costruttiva del selciato in pietra sia molto antica, questi resti possono risalire a tempi più recenti di quanto si possa pensare, infatti si è continuato a costruire strade in selciato di pietra fino agli inizi del ‘900.

selciato500 Il selciato della Strada delle Lucole, poco dopo l'ingresso nel bosco.

Un esempio dei migliori, anche per la qualità della costruzione e degli accorgimenti adottati, è la Via del Sasso che proviene dalle Lucole. Qui, oltre al selciato, sono ben visibili le opere di scavo della roccia, le gradinate, i muri di sostegno, i ponticelli.
Si tratta di una strada comunale, o comunitativa (come si diceva nel ‘700), che ha subito numerosi rifacimenti e migliorie nel corso dell’Ottocento.

La maggior parte delle tracce che si ritrovano nell’ANPIL si riferiscono a mulattiere, che in passato furono selciate per permettere il facile transito dei muli carichi di carbone, delle greggi che si recavano ai pascoli, delle tregge che portavano a valle fieno, legna e burro.

La frequenza dei selciati nell’ANPIL era dovuta alla presenza della roccia, alla tradizione degli scalpellini locali e ad una storia secolare che ha visto come protagonisti le grandi famiglie nobiliari e come comparse e mano d’opera sfruttata migliaia di contadini, pastori, boscaioli.

Le strade principali, quelle che portavano verso il valico delle croci dell’Alberaccio, verso la Madonna del Sasso, S. Brigida, Lubaco, il Fornello, il Trebbio erano in gran parte selciate col sistema dei lastrici a filari, con le pietre squadrate e ben rifinite. Questa tecnica, piuttosto dispendiosa, era riservata ai tratti di maggior pendenza, più sottoposti al lavaggio delle acque, a quelli posti davanti alle case e alle strade con un consistente traffico di carri.

Le strade minori, come quelle che portavano alle case sparse, o attraversavano i crinali per congiungere le valli su percorsi minori, si realizzavano in prevalenza con la tecnica del lastrico alla rinfusa, dove le pietre venivano piazzate senza essere lavorate, Le pietre venivano sistemate di taglio, in modo che la maggior parte rimanesse interrata, e ben serrate le une alle altre. Solo i margini laterali erano realizzati con filari ben rifiniti e cementati, per difendere la strada dalle acque che ruscellavano a lato.

Resti abbondanti di questo selciati si trovavano sul tracciato del sentiero CAI 00, quello che passa nei pressi del crinale. Purtroppo l’uso dei mezzi fuoristrada e i danni causati dai trattori per l’esbosco hanno divelto quasi tutte le pietre.

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Tracce di scalpellatura della roccia, in funzione antiscivolo per le scarpe degli uomini e gli zoccoli dei muli, sulla mulattiera per la casa Liccioli.

Alcuni dei vecchi tracciati rimasero in uso fino agli anni ’50, poi l’abbandono delle campagne li ha condannati ad un rapido oblio, malgrado mantengano un grande interesse escursionistico e storico.

Una strada interessante, tracciata in un ambiente naturale di pregio, con opere di scavo e muri di sostegno, è quella che collega l’abitato di S. Brigida, al termine di Via Sergio Chiari, con la casa della Guardia e gli itinerari che se ne dira,mano verso la Valle dell’Inferno.
Questa, come tante altre, è una vicinale di diritto pubblico, catastalmente individuata, che dovrebbe essere salvata e restituita ad una funzione pubblica, anche in memoria degli uomini che la tracciarono e la mantennero col sudore delle loro fronti.

Alcune vicinali, tracciate sulle pendici dell’ANPIL, seguono tuttora il percorso di antiche strade che, di fronte all’affioramento di strati rocciosi particolarmente inclinati, dovettero ricorrere allo scavo di gradini e alla costruzione di muretti in forma di terrapieno, per creare un minimo di supporto calpestabile dagli uomini e dagli zoccoli dei muli.
Il pericolo di una caduta era piuttosto grave, soprattutto nella stagione umida, che rende l’arenaria particolarmente scivolosa.

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Resti della strada vicinale del Pratellino (ora sentiero CAI 1), nel punto in cui attraversa un inclinato banco di arenaria. Per facilitare il transito a uomini e muli, era stato creato uno stretto "piano viario" con pietre e zolle d'erba.

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