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Ville e fattorie

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Con lo sviluppo demografico, economico e politico della Firenze medievale, le nostre colline divennero oggetto di investimento fondiario da parte delle maggiori famiglie cittadine, alcune delle quali erano originarie dei luoghi: Cerchi, Donati, Filicaia, Martelli, Guadagni, Pazzi. Queste, accanto ai Gondi, Albizi, Strozzi, Frescobaldi, Fontebuoni, Brunaccini, Del Rosso, reinvestirono nelle campagne di origine le ricchezze accumulate con l’attività mercantile e finanziaria, o nei lucrosi incarichi pubblici.

Il lungo processo di appropriazione delle campagne da parte delle più potenti famiglie cittadine si sviluppò a danno dei piccoli coltivatori locali e dei piccoli proprietari (artigiani e modesti commercianti). I grandi proprietari attuarono, tutti, una politica di acquisizioni e di scambi volta ad accrescere e ad accorpare le loro proprietà in grandi tenute. Al centro delle grandi proprietà, suddivise organizzativamente in poderi, era la fattoria, destinata a raccogliere ed immagazzinare il surplus mezzadrile sotto la supervisione dell’agente, o fattore, che incarnava gli interessi del proprietario di città.
Accanto o poco distante dalla fattoria (talvolta unite in un’unica struttura) era la villa, edificio destinato alla residenza del proprietario. Raramente abitata al di fuori dei mesi estivi o dei momenti in cui l’aria di città diventava poco salubre (guerre, sommosse o pestilenze), la villa fu oggetto di sempre maggiori investimenti, fino a rappresentare il logico pendant del palazzo cittadino: due facce del potere e della ricchezza della famiglia.