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Risse al Sasso

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rissa128Le grandi feste del Sasso richiamavano folle e, tra queste, era sempre possibile che si annidasse il violento o che, per futili motivi, si scatenassero delle risse tra i gruppi di giovani arrivati dai diversi paesi.

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A ciò vollero porre riparo gli Operai del Santuario fin dal 1667, chiedendo l'emanazione di uno specifico Bando agli Otto di Guardia e Balìa della Città di Firenze, come testimonia questa lapide murata sotto al loggiato del Santuario.

Il Bando è sottoscritto dal cancelliere degli Otto, Marco Antonio Savelli da Modigliana (Forlì). Savelli fu uno dei più importanti magistrati del Granducato, operando nelle magistrature penali degli "Otto di Guardia e Balìa" e della "Rota criminale". Pubblicò una fortunata Pratica universale ... delle materie criminali, un manuale in 6 volumi per l'istruzione dei processi penali, più volte ristampata.

Li Signori Otto di Guardia e Balìa della città
di Firenze, sentita l'instanza fatta in no-
me delli Signori Pierantonio Pazzi e cavalier Alessa-
ndro Brunaccini, operai dell'Oratorio della Ma-
donna del Sasso, servatis (servandis) etc., per loro de-
creto del dì 14 Ottobre 1667: Ordinorono ba-
ndirsi et espressamente proibirsi a qualunque
persona che niuno ardisca, sotto qualsivoglia
pretesto di far risse o tumulti, né metter
mano ad armi di qualsivoglia sorte, intorno a
detta chiesa per la distanza d'un quarto di
miglio per ogni verso, ne' giorni che vi si fa fes-
te e concorso di popolo; sotto pena in ciasche-
duno caso di contravventione di scudi 25 fi-
scali e l'arbitrio rigoroso del magistrato lo-
ro, oltre all'altre pene imposte dalle leggi, et tu-
tto acciò alcuno non ne possa pretendere né
allegare ignoranza  (si ordina che tale bando sia apposto sotto al loggiato dell'Oratorio) etc.

Marcantonio Savelli C[ancelliere] M[...]

Bube

Purtroppo, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando di armi ne giravano ancora molte, vi fu l'ultimo grave fatto di sangue.
Il 15 maggio 1945, la prima grande festa della Madonna al Sasso dopo la guerra, il rettore del Santuario cercò di impedire a tre giovanotti di entrare nella chiesa, perché riteneva che fossero vestiti in maniera succinta (portavano i pantaloni corti).
Intervenne il maresciallo dei Carabinieri, ne nacque una colluttazione in cui, preso dal panico, il figlio del maresciallo sparò contro uno degli aggressori.
La folla reagì, ebbe ragione dei due, padre e figlio, rinchiudendoli in una stanza della canonica. Fu a questo punto che subentrò un gruppo di giovani saliti dal fondovalle, quasi tutti partigiani, che decise di "fare giustizia" e li uccise entrambi.
Tra gli omicidi, arrestati e processati, vi era Renato Ciambri, detto Bube, la cui vicenda ispirò a Carlo Cassola il romanzo La ragazza di Bube, con cui vinse il Premio Strega nel 1960.

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